Lezione al Corso di Dottorato dell’Università del Salento | “Filosofia in azione: pratiche filosofiche, Counseling e organizzazioni contemporanee: dare spazio al pensiero in contesti complessi.”

Qualche mese fa ho avuto il piacere di tenere una lezione per il Corso di Dottorato in Filosofia dell’Università del Salento, con un intervento dal titolo “Filosofia in azione. Pratiche filosofiche, Counseling e organizzazioni contemporanee: dare spazio al pensiero in contesti complessi”.
Mi avevano chiesto di parlare di filosofia nelle organizzazioni ed ho scelto di partire da una domanda più ampia: come può la filosofia essere pratica di vita e non solo un oggetto di studio? Quanta distanza c’è tra quello che si studia e quello che si vive?Abbiamo ragionato insieme su cosa voglia dire impegnarsi in prima persona per accorciare questa distanza e come poter far agire la filosofia nei contesti contemporanei, aziende e pubblica amministrazione.
E poi, ancora: che cosa può portare un filosofo in un’organizzazione? Quali abilità e capacità precipue può mettere in campo quali leve in grado di apportare un valore distintivo e reale per le organizzazioni?
Sono temi sempre più attuali nelle organizzazioni oggi, in un momento storico in cui le competenze precipuamente “umane“, come pensiero critico e capacità di giudizio, che la filosofia ha da sempre formato con profondità, sono ritenute sempre più rilevanti e preziose.
Grazie alla Prof.ssa Maria Cristina Fornari ed ai dottorandi, è un concentrato di speranza che rincuora osservare competenza, passione, spessore e sensibilità nelle nuove generazioni. Un antidoto efficace contro i vari disfattisti da generalizzazioni indebite.
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Che relazione abbiamo con il nostro lavoro? Come abitarlo autenticamente?
C’è qualcosa, nel tuo lavoro, che senti inconfondibilmente tuo, che non potresti né vorresti delegare a nessun altro, perché appartiene a chi sei?
Si tratta di una domanda su cui mi confronto spesso, che mi sembra particolarmente rilevante oggi, in un’epoca in cui si parla molto di capacità autenticamente umane… ma raramente ci si interroga su cosa significhino davvero.
Che relazione abbiamo con il nostro lavoro? Come possiamo abitarlo autenticamente, proprio oggi che l’AI pone l’accento su capacità autenticamente umane‘?
È un tema che emerge spesso nei percorsi con i miei clienti, durante i quali esploriamo insieme come abitare con maggiore soddisfazione e autenticità il proprio lavoro e percorso professionale – in un clima empatico e senza giudizio.
Se senti che questo tema è per te importante, vorresti fare chiarezza e comprenderti meglio, contattami, ne parliamo insieme.
Nel video, alcuni spunti di riflessione.
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Fai tutto bene. Eppure…

Wassily Kandinsky, Composizione VIII, 1923. Solomon R. Guggenheim Museum, New York. Public domain. Sono le undici di mattina. Sei seduto al tuo posto, pronto per la riunione, il sapore del caffè appena preso. Qualcuno sta parlando, poi intervieni tu, con competenza, la voce è la tua, le parole scorrono, precise e misurate. Il team ti guarda. Annuisce. La riunione procede. Prendete delle decisioni. Tutto sembra funzionare.
Eppure…
Da qualche parte, dietro quella competenza che continua a girare, c’è un qualcosa, difficile da nominare. Come una leggerissima distanza tra te e ciò che stai dicendo. Non è proprio assenza, perché sei lì, pienamente operativo… ma è come se una parte di te guardasse la scena da un passo indietro, da un luogo altro, e portasse con sé una domanda silenziosa che non riesce a formularsi del tutto. Non è abbastanza forte da irrompere nel tuo fare e fermarti. Non reclama attenzione. Sta lì, sospesa come un filo che pende nell’aria senza che nessuno lo raccolga. Non lo nomini, non oggi, almeno.
Una strana sensazione, che non è stress acuto né burnout, ma è qualcosa di ben più sottile e più radicale: una disconnessione tra il tuo fare ed il sentire, uno scollamento tra l’azione e il suo significato, l’assenza di una piena soddisfazione.
Le organizzazioni oggi parlano tantissimo di benessere dei dipendenti, ma spesso focalizzano la loro attenzione sui segnali più evidenti, perdendo di vista le dimensioni più silenziose e fondamentali di cui il pervasivo malessere contemporaneo è espressione.
Esiste, infatti, l’esperienza esistenziale di chi non sta “davvero male”, e non ha alcun bisogno di interpretazioni patologizzanti. Esiste l’esperienza di chi “funziona” benissimo… eppure ha perso il filo di sé.
Il filosofo contemporaneo Byung-Chul Han dipinge con vividezza e precisione il quadro del contesto in cui siamo immersi ed in cui non riusciamo più ad abitare: viviamo in una società delle prestazioni, in cui non siamo oppressi da un padrone esterno ma da noi stessi. Ci auto-sfruttiamo liberamente, inseguendo risultati e ottimizzazione, convinti che la soluzione al problema sia fare sempre di più e meglio.
Ciò che ne consegue è un senso di stanchezza pervasiva, che “scolora” le giornate come una tonalità di fondo, ed una progressiva perdita di orizzonti. Continuiamo a fare, ma non sappiamo più per cosa, per chi, verso dove. “Chi si ferma è perduto!”, “non si può restare indietro!”, ci tuona lo spirito del tempo interiorizzato come buon senso comune. E così ci sforziamo, ancora un po’ di più, per preservare il nostro posto nella società, al costo di una stanchezza eccessiva, solitaria, che divide ed agisce ‘separando e isolando’.
Aristotele distingueva tra diversi tipi di movimento: la kinesis, movimento orientato a un fine esterno, che si esaurisce quando il risultato è raggiunto, e l’enérgeia, quell’agire che ha in sé il suo compimento, che vale perché è espressione piena di chi si è. Il lavoro contemporaneo ci ha allenati ad essere eccellenti nella kinesis: produrre, consegnare, passare al prossimo obiettivo. Ma che cosa ne è stato dell’enérgeia? Se osservi le tue giornate, quanto spazio ha ancora quell’agire che ‘vale perché è davvero tuo’?
Quando questa connessione si allenta, nessun framework di produttività è attrezzato per ripararla, perché non è un problema di efficienza: è un problema di senso.
Chiudo con una domanda, che è insieme un possibile punto di partenza:
Nell’ultima settimana, c’è stato un momento in cui hai sentito che quello che stavi facendo era davvero tuo, espressione di chi sei, e non solo coerente con quello che ci si aspetta da te?
Se la risposta è sì, non trattarla come un episodio isolato: c’è qualcosa, lì, che merita attenzione.
Se la risposta è no, o fatica a prendere forma, forse è un segnale da accogliere, e questa domanda merita uno spazio di esplorazione e scoperta: uno spazio di pensiero, diverso da quello che il fare quotidiano lascia disponibile.
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Sono Chiara Sivieri, Counselor Filosofica e Advisor. Lavoro con manager e professionisti in questi momenti, per creare uno spazio in cui tornare a pensare con profondità e libertà, in cui ritrovare il filo di senso che il ritmo quotidiano tende a coprire.
Se ti riconosci in quello che hai letto, scrivimi. Ne parliamo insieme.
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Benessere al lavoro: filosofia pratica per recuperare autenticità e senso
Benessere al lavoro: una questione di autenticità e senso (…e di filosofia!)
Benché si parli tanto di benessere al lavoro, i dati ci dicono che non sempre le iniziative delle aziende ottengono i risultati sperati. Perché?
Forse perché spesso il benessere viene affrontato con approcci transattivi o riduzionisti, che lo sganciano dalle dinamiche più profonde dell’organizzazione e dal senso stesso del lavoro.
Nel mio ultimo articolo, pubblicato in due parti da ISFiPP – SSCF (Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria – Scuola Superiore di Counseling Filosofico) esploro come un approccio filosofico possa fornire strumenti concreti – attraverso pratiche filosofiche, dialogo critico, formazione e costruzione di significati condivisi – per aiutare le aziende a ricucire il legame con i propri dipendenti e a riportare il ben-essere su un piano di autenticità e senso.Qui di seguito trovate i link alle due parti dell’articolo, buona lettura!
Benessere al lavoro (parte 1): Filosofia Pratica per recuperare autenticità e senso
In questa prima parte vediamo perché il benessere lavorativo non può essere affrontato con soluzioni rapide e standardizzate e quali sono i rischi di ridurre il problema a una sola dimensione, ignorando la complessità delle dinamiche organizzative.Benessere al lavoro (parte 2): Perché la psicologia non basta
In questa seconda parte approfondisco perché ridurre tutto alla psicologia individuale è un errore strategico. Serve un approccio più ampio, più autentico, più umano. La filosofia può offrire strumenti concreti per questo. E no, non è una teoria astratta. È un metodo potente per ripensare il lavoro, le relazioni e il senso stesso dell’agire professionale, giocando un ruolo importante per il ‘benessere al lavoro’.Per approfondimenti e se siete interessati ad applicare nella vostra azienda un approccio al benessere che recuperi senso ed autenticità, contattatemi all’indirizzo hello@abacorn.it o sul mio profilo LinkedIn.
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Vita e lavoro: come fiorire in un mondo che cambia | XV Convegno ISFiPP-SSCF | Dr.ssa Chiara Sivieri
“Vita e lavoro: come fiorire in un mondo che cambia”. Intervento della Dr.ssa Chiara Sivieri, Counselor Filosofico e Docente di Filosofia nelle Organizzazioni, al XV Convegno ISFiPP-SSCF. Qualche tempo fa ho avuto il piacere di presentare alcune mie riflessioni sulla relazione tra lavoro e fioritura personale al XV Convegno ISFiPP – SSCF (Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria).
🌸 “Vita e lavoro: come fiorire in un mondo che cambia”: una proposta interpretativa filosofica di alcuni dei fenomeni che hanno attraversato il mondo del lavoro negli ultimi anni. Creata, metodologicamente, bilanciando un attento mix di suggestioni poetico-filosfiche (qui di M. Zambrano), valorizzazione dell’esperienza esistenziale e sano pragmatismo business. Un percorso teoretico che si sviluppa seguendo la metafora botanica della fioritura ed articolato in tre momenti chiave.
Perché di Filosofia, Counseling Filosofico e pratiche riflessive in azienda c’è sempre più bisogno. Non si parla sempre più spesso forse di “mettere le persone al centro”?
Di seguito un breve abstract pubblicato dall’ISFiPP-SSCF su LinkedIn:Il lavoro non è soltanto una necessità materiale, ma un elemento essenziale della vita umana che, se vissuto in modo autentico, può favorire la fioritura personale.
ISFiPP SSCF – Post LinkedIn
La Dr.ssa Chiara Sivieri, docente di Filosofia nelle Aziende e nelle Organizzazioni del Master in Counseling Filosofico ISFiPP – SSCF, sottolinea come il lavoro debba essere interpretato in chiave filosofica, andando oltre le dimensioni meramente transazionali per abbracciare una prospettiva che valorizzi la dimensione interiore e relazionale dell’individuo.
In questo senso, il counseling filosofico e le pratiche filosofiche si rivelano strumenti potenti per aiutare le persone a riconsiderare il rapporto con il proprio lavoro.
Questo approccio non solo migliora il benessere individuale, ma può anche influire positivamente sulle dinamiche organizzative, favorendo la coesione e l’innovazione. Un elemento centrale di questo processo è la costruzione di una identità aziendale che rifletta valori autentici ed una filosofia aziendale in grado di ispirare e coinvolgere i dipendenti.Sul sito dell’ISFiPP-SSCF (Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria) trovate l’articolo con una sintesi di alcuni dei messaggi che ho condiviso al convegno, nonché il link al mio intero intervento: Vita e lavoro: Counseling Filosofico, come fiorire in un mondo che cambia
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“Stereotipi di genere? Giù la maschera!” | Webinar | Formazione

Come Head of Customer Success & Training in Lifeed, mi sono occupata dell’ideazione e progettazione di un calendario di appuntamenti formativi, tenuti tramite piattaforma digitale, che tengo ogni mese per la Community Caring Company di aziende clienti.
Per l’appuntamento di Febbraio ho deciso di cogliere l’occasione della coincidenza di date tra la Giornata Internazionale delle donne e ragazze nella scienza ed il Carnevale (entrambi celebrati l’11 Febbraio), per smascherare gli stereotipi di genere.
Nel webinar “Stereotipi di genere? Giù la maschera!” abbiamo parlato di bias, euristiche, stereotipi: abbiamo approfondito in particolare gli stereotipi di genere, osservato come permeino fortemente il nostro quotidiano e preso consapevolezza della loro diffusione e del loro impatto spesso inconsapevole.
Abbiamo quindi compiuto insieme alcuni passi per riconoscerli ed esplicitarli, riflettendo sulle possibilità di intervento e azione di tutte le persone, sulla responsabilità individuale e collettiva.
Un lavoro di formazione e cambiamento culturale dei contesti organizzativi ad alto impatto, che sono felice ed orgogliosa di portare avanti con Lifeed.

Nell’immagine il post della pagina LinkedIn di IGT, una delle aziende che hanno partecipato all’evento formativo. 
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Talenti e sostenibilità | Caring Company Digital Talk Lifeed
Anche alla luce della recente Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD, sarebbe bello poter dare per (quasi?) assodata la crescente centralità delle componenti umana e sociale all’interno del mondo del lavoro.
Per procedere con efficacia nella direzione della Human Sustainability – imprescindibile per il futuro – diventa ora ancor più importante un duplice impegno e lavoro: diffondere consapevolezza in materia e lavorare insieme al “come farlo accadere“.Lo abbiamo fatto insieme lo scorso giovedì, nel Caring Company Digital Talk che ho moderato per Lifeed, confrontandoci con le preziose testimonianze di:
🔸Stefano Angilella, HR & Facility Lead, Avanade Italy
🔸Emanuela Corsi, Lottery Talent & Inclusion Director di IGT Italia
🔸Lucia Monaci, Head of Development e DE&I Manager Unicredit Italy
🔸Martina Borsato, Research & Innovation Senior Analyst di LifeedCon la volontà di interrogarci su che cosa sia il Talento e sulla sostenibilità dell’essere e fare impresa anche per noi umani.

Per approfondimenti, a questo link sul blog Lifeed potete trovare i principali finding ed il video dell’evento on-demand: IL NUOVO TALENTO INCLUSIVO E SOSTENIBILE
Per commentare o condividere, qui il link al mio
Ci vediamo il 9 Maggio con il prossimo Dialogo digitale Lifeed della serie Caring Company, in questo nuovo appuntamento parleremo di “Talenti senza età: generazioni a confronto”.
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VITA E LAVORO: COME FIORIRE IN UN MONDO CHE CAMBIA | Convegno annuale ISFiPP-SSCF (Ottobre 2022)

Lo scorso weekend sono intervenuta come relatrice all’annuale Convegno ISFiPP -SSCF, imperdibile appuntamento organizzato dall’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria e dalla Scuola Superiore di Counseling Filosofico.
Il tema di quest’anno è stato “Vita e morte: Filosofia, psicologia e biologia dell’esistenza“. Come ogni anno, il Convegno ha visto l’intervento di professionisti di diverse discipline, che attraverso i loro contributi hanno consentito di affrontare ed approfondire il tema con una prospettiva multi sfaccettata ed ispirata alla complessità.

Il mio intervento, intitolato “Vita e Lavoro: come fiorire in un mondo che cambia“, si è focalizzato sulla relazione tra Vita e Lavoro, proponendo una nuova interpretazione di fenomeni rilevanti della nostra contemporaneità.
Grandi dimissioni, quiet quitting, burnout, Human Sustainability: il mondo del lavoro appare oggi scosso da fenomeni che riguardano la vita di ciascuno di noi e ci interpellano a livello personale e/o organizzativo.
Proponendo una lettura con uno sguardo insieme comprensivo e filosofico, l’intervento ha scandagliato la relazione tra vita e lavoro attraverso un percorso guidato da tre immagini “filosofico-botaniche” e strumenti interpretativi mutuati dal pensiero di M. Zambrano.

Stare bene al lavoro: il benessere attraverso la cura. | Evento | Digital Talk

Lo scorso 11 Ottobre ho moderato un nuovo appuntamento dei nostri Caring Company Digital Talk Lifeed.
Il focus di questo nuovo dialogo è stato il benessere mentale attraverso la cura.Proprio il giorno prima, 10 Ottobre, si era celebrata l’annuale Giornata mondiale per il Benessere mentale, indetta dall’OMS per sensibilizzare le persone sull’importanza di dedicare cura al proprio ben-essere, un elemento essenziale nel determinare la qualità della nostra vita e delle nostre relazioni.
Attraverso i dati dell’Osservatorio Vita-Lavoro di Lifeed presentati dalla collega Martina Borsato ed i dati di altri importanti partner di ricerca quali l’Osservatorio HR del Politecnico di Milano, abbiamo toccato con mano quanto il prendersi cura di sé sia davvero un bisogno sempre più urgente e pervasivo: pensate che solo 1 persona su 10 infatti dichiara di “stare bene” su tutte le dimensioni (fisica, psicologica e sociale) che costituiscono il nostro benessere.
Ci siamo poi confrontati con le nostre ospiti per approfondire le iniziative ed azioni messe in campo da alcune eccellenze aziendali: con Arianna Conca di Chiesi Group e Raffaella Maderna di Lundback abbiamo parlato del ruolo del Management e della Leadership, dell’importanza dell’ascolto, e dei programmi di supporto messi a disposizione dalle aziende.A questo link potete visualizzare il dialogo richiedendo il video dell’evento on-demand: Video Dialogo “Il benessere mentale attraverso la cura”.
Per commentare e/o condividere, ecco il link al post LinkedIn:
Ci vediamo il 17 Novembre per il prossimo Dialogo Caring Company!
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I talenti di chi si prende cura. Conoscere i talenti dei Caregiver. EVENTO|Digital Talk

Lo scorso martedì 20 Settembre si è tenuto un nuovo appuntamento con i Caring Company Digital Talk Lifeed, serie di dialoghi digitali che ho il piacere di moderare e che si concentrano di volta in volta su specifiche sfaccettature del tema People Caring e della Cura in azienda.
Abbiamo scelto di dedicare questo primo incontro dopo la pausa estiva ad un tema importante, che mi sta molto a cuore: i Caregiver ed i loro talenti.
Persone che dedicano tempo, attenzione, cura, amore prendendosi cura di altri.
Un ruolo che nelle sue molteplici declinazioni riguarda 7 lavoratori su 10 e che però spesso rimane ancora invisibile all’interno delle aziende. Come mai?
Per contribuire ad una migliore comprensione e consapevolezza, a partire dagli insights Lifeed abbiamo iniziato a conoscere meglio i Caregiver, le loro aspettative ed i loro talenti.
Vorrei porre l’attenzione in particolare su due elementi chiave che sono emersi con forza dai dati presentati:
- l’ascolto dei bisogni reali di queste persone è uno strumento imprescindibile per poterne realmente comprenderne le necessità, che si svelano essere, ad un ascolto attento ed autentico, non soltanto necessità di natura pratico-organizzativa bensì in primis di supporto ed accoglienza;
- la consapevolezza è la meta-competenza, o se preferite un “super-talento” fondamentale in grado di abilitare i Caregiver alla piena espressione dei propri talenti, competenze e risorse. Percorsi riflessivi di auto-consapevolezza si sono rivelati infatti efficaci nel creare le condizioni per un effettivo empowerment dei Caregiver che vi hanno partecipato, apportando inoltre un incremento del senso generale di ben-essere.
Confrontandoci poi con le nostre relatrici abbiamo esplorato attività e iniziative concrete messe in campo da 4 importanti aziende (Enel Italia, Credit Agricole, Mondelez International e Santander Consumer Bank) a supporto dei Caregiver.

A questo link potete trovare la sintesi degli insight principali nonchè la possibilità di accedere al video dell’evento on-demand:
CAREGIVER, LA CONSAPEVOLEZZA FA FIORIRE I TALENTI IN AZIENDA
Ci vediamo invece l’11 Ottobre alle 11.30 per un nuovo appuntamento con i nostri dialoghi digitali sulla Cura in azienda.




