Lezione al Corso di Dottorato dell’Università del Salento | “Filosofia in azione: pratiche filosofiche, Counseling e organizzazioni contemporanee: dare spazio al pensiero in contesti complessi.”

Qualche mese fa ho avuto il piacere di tenere una lezione per il Corso di Dottorato in Filosofia dell’Università del Salento, con un intervento dal titolo “Filosofia in azione. Pratiche filosofiche, Counseling e organizzazioni contemporanee: dare spazio al pensiero in contesti complessi”.
Mi avevano chiesto di parlare di filosofia nelle organizzazioni ed ho scelto di partire da una domanda più ampia: come può la filosofia essere pratica di vita e non solo un oggetto di studio? Quanta distanza c’è tra quello che si studia e quello che si vive?Abbiamo ragionato insieme su cosa voglia dire impegnarsi in prima persona per accorciare questa distanza e come poter far agire la filosofia nei contesti contemporanei, aziende e pubblica amministrazione.
E poi, ancora: che cosa può portare un filosofo in un’organizzazione? Quali abilità e capacità precipue può mettere in campo quali leve in grado di apportare un valore distintivo e reale per le organizzazioni?
Sono temi sempre più attuali nelle organizzazioni oggi, in un momento storico in cui le competenze precipuamente “umane“, come pensiero critico e capacità di giudizio, che la filosofia ha da sempre formato con profondità, sono ritenute sempre più rilevanti e preziose.
Grazie alla Prof.ssa Maria Cristina Fornari ed ai dottorandi, è un concentrato di speranza che rincuora osservare competenza, passione, spessore e sensibilità nelle nuove generazioni. Un antidoto efficace contro i vari disfattisti da generalizzazioni indebite.
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Quanta distanza c’è, oggi, tra ‘chi siamo’ e ‘ciò che facciamo’? Counseling lavorativo ed autenticità
Riprendo le riflessioni sul tema della relazione che abbiamo con il nostro agire lavorativo, iniziate nello scorso articolo.
Il filosofo francese Pierre Hadot, grande e rigoroso storico della filosofia antica, ci ricorda nei suoi testi che Socrate non era un teorico: il suo unico vero insegnamento era la sua vita, il modo in cui stava nel mondo, il suo interrogare il prossimo, le sue scelte.
E le nostre… di scelte?Il breve riferimento che trovate nel video può fornire uno spunto importante per riflettere su di noi, su come stiamo vivendo la nostra vita e sì… anche sul nostro percorso di carriera.
Che cosa dice di noi il modo personale con cui stiamo nel mondo e viviamo la quotidianità, anche professionale? È forse cosa di poco conto?
E se invece il nostro agire professionale avesse una relazione, e un impatto, con chi noi siamo?
E se il modo con cui agiamo, fosse già una testimonianza di chi siamo?
Vi capita mai di avvertire una sorta di scollamento tra ciò che fate al lavoro e la persona che sentite di essere? È una sensazione che riscontro spesso quando mi confronto con professionisti all’interno di contesti organizzativi, ed ancor più spesso quando parlo con persone in posizioni manageriali e di Leadership.
Se senti il desiderio di riprendere in mano le redini del tuo cammino professionale per renderlo più tuo, più autentico, contattami. Potremo rileggere insieme la tua situazione e il tuo percorso, esplorare le tue scelte, le tue decisioni, e scoprire ciò che raccontano di te.
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Che relazione abbiamo con il nostro lavoro? Come abitarlo autenticamente?
C’è qualcosa, nel tuo lavoro, che senti inconfondibilmente tuo, che non potresti né vorresti delegare a nessun altro, perché appartiene a chi sei?
Si tratta di una domanda su cui mi confronto spesso, che mi sembra particolarmente rilevante oggi, in un’epoca in cui si parla molto di capacità autenticamente umane… ma raramente ci si interroga su cosa significhino davvero.
Che relazione abbiamo con il nostro lavoro? Come possiamo abitarlo autenticamente, proprio oggi che l’AI pone l’accento su capacità autenticamente umane‘?
È un tema che emerge spesso nei percorsi con i miei clienti, durante i quali esploriamo insieme come abitare con maggiore soddisfazione e autenticità il proprio lavoro e percorso professionale – in un clima empatico e senza giudizio.
Se senti che questo tema è per te importante, vorresti fare chiarezza e comprenderti meglio, contattami, ne parliamo insieme.
Nel video, alcuni spunti di riflessione.
Che relazione abbiamo con il nostro lavoro? Come possiamo abitarlo autenticamente, proprio oggi che l’AI pone l’accento su capacità autenticamente umane‘? - Formazione, Leadership | Management, Philosophical Counseling, Philosophy, Philosophy for everyday life, Self-awareness & Growth
Quando la stanchezza sul lavoro non è un problema di efficienza. Una riflessione filosofica per manager e professionisti

E se la stanchezza che senti non fosse ‘debolezza’?
Il filosofo Byung-Chul Han descrive la stanchezza come la risposta caratteristica di chi abita un’epoca costruita per ottimizzare il fare, senza necessariamente dover nutrire chi fa.
Han individua nel nostro tempo un perturbante shift di paradigma secondo il quale non siamo più oppressi da un “padrone esterno”, ma ci siamo trasformati noi stessi nel nostro padrone… e nel nostro schiavo. Inseguendo ed anelando alla nostra auto-realizzazione, ci auto-sfruttiamo liberamente e sempre più intensamente, convinti che il nostro fare frenetico sia espressione e misura della nostra libertà.
Spesso, ciò che ne deriva è una stanchezza che non è solo fisica e che Han chiama “infarto dell’anima”: una forma di svuotamento progressivo. Ma svuotamento di cosa?
Secondo la fenomenologia, nessuna delle nostre esperienze vissute è mai isolata: ciascuna è sempre immersa in un orizzonte di senso che le fa da sfondo, che la orienta. In termini più concreti, non si tratta necessariamente di una motivazione consapevole o di un obiettivo dichiarato, ma di qualcosa di più silenzioso: quella risonanza profonda per cui senti che ciò che fai ha un significato, che è connesso a chi sei, che vale.
Quando, però, presi dal ritmo del fare contemporaneo non lasciamo più spazio alla riflessione sulla nostra vita, quell’orizzonte si oscura lentamente. Non viene distrutto, permane, ma nessuno lo abita più con attenzione e si fa più nebuloso. Non necessariamente si paventa una crisi, le cose continuano, ma cambia qualcosa nel modo in cui le vivi, si svuotano di significato.
Finisci una giornata piena e non riesci a dire cosa ha contato davvero… prendi decisioni, anche buone, ma senza avvertire il peso specifico di quelle scelte… pianifichi il futuro ma non lo senti davvero tuo: è più un elenco di cose da fare, una ‘continuazione’, che una direzione.
Hai smesso di chiederti dove stai andando, non perché hai trovato una tua risposta, ma perché nel ritmo del fare non c’è più spazio per la domanda.
E se la stanchezza che senti non rimandasse ad un problema di efficienza da correggere, ma ad un orizzonte che si è fatto, quasi impercettibilmente, più nebuloso? Non tanto una questione di energie… quanto di rapporto, divenuto opaco, con ciò che stai vivendo.
Se ti riconosci in quello che hai letto e senti che potrebbe essere il momento di fermarti a pensare, scrivimi: hello@abacorn.it.
Sono Chiara Sivieri, come Counselor Filosofica, formatrice e Advisor, lavoro con professionisti e manager che vogliono ritrovare chiarezza, direzione e senso nel loro lavoro.
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Fai tutto bene. Eppure…

Wassily Kandinsky, Composizione VIII, 1923. Solomon R. Guggenheim Museum, New York. Public domain. Sono le undici di mattina. Sei seduto al tuo posto, pronto per la riunione, il sapore del caffè appena preso. Qualcuno sta parlando, poi intervieni tu, con competenza, la voce è la tua, le parole scorrono, precise e misurate. Il team ti guarda. Annuisce. La riunione procede. Prendete delle decisioni. Tutto sembra funzionare.
Eppure…
Da qualche parte, dietro quella competenza che continua a girare, c’è un qualcosa, difficile da nominare. Come una leggerissima distanza tra te e ciò che stai dicendo. Non è proprio assenza, perché sei lì, pienamente operativo… ma è come se una parte di te guardasse la scena da un passo indietro, da un luogo altro, e portasse con sé una domanda silenziosa che non riesce a formularsi del tutto. Non è abbastanza forte da irrompere nel tuo fare e fermarti. Non reclama attenzione. Sta lì, sospesa come un filo che pende nell’aria senza che nessuno lo raccolga. Non lo nomini, non oggi, almeno.
Una strana sensazione, che non è stress acuto né burnout, ma è qualcosa di ben più sottile e più radicale: una disconnessione tra il tuo fare ed il sentire, uno scollamento tra l’azione e il suo significato, l’assenza di una piena soddisfazione.
Le organizzazioni oggi parlano tantissimo di benessere dei dipendenti, ma spesso focalizzano la loro attenzione sui segnali più evidenti, perdendo di vista le dimensioni più silenziose e fondamentali di cui il pervasivo malessere contemporaneo è espressione.
Esiste, infatti, l’esperienza esistenziale di chi non sta “davvero male”, e non ha alcun bisogno di interpretazioni patologizzanti. Esiste l’esperienza di chi “funziona” benissimo… eppure ha perso il filo di sé.
Il filosofo contemporaneo Byung-Chul Han dipinge con vividezza e precisione il quadro del contesto in cui siamo immersi ed in cui non riusciamo più ad abitare: viviamo in una società delle prestazioni, in cui non siamo oppressi da un padrone esterno ma da noi stessi. Ci auto-sfruttiamo liberamente, inseguendo risultati e ottimizzazione, convinti che la soluzione al problema sia fare sempre di più e meglio.
Ciò che ne consegue è un senso di stanchezza pervasiva, che “scolora” le giornate come una tonalità di fondo, ed una progressiva perdita di orizzonti. Continuiamo a fare, ma non sappiamo più per cosa, per chi, verso dove. “Chi si ferma è perduto!”, “non si può restare indietro!”, ci tuona lo spirito del tempo interiorizzato come buon senso comune. E così ci sforziamo, ancora un po’ di più, per preservare il nostro posto nella società, al costo di una stanchezza eccessiva, solitaria, che divide ed agisce ‘separando e isolando’.
Aristotele distingueva tra diversi tipi di movimento: la kinesis, movimento orientato a un fine esterno, che si esaurisce quando il risultato è raggiunto, e l’enérgeia, quell’agire che ha in sé il suo compimento, che vale perché è espressione piena di chi si è. Il lavoro contemporaneo ci ha allenati ad essere eccellenti nella kinesis: produrre, consegnare, passare al prossimo obiettivo. Ma che cosa ne è stato dell’enérgeia? Se osservi le tue giornate, quanto spazio ha ancora quell’agire che ‘vale perché è davvero tuo’?
Quando questa connessione si allenta, nessun framework di produttività è attrezzato per ripararla, perché non è un problema di efficienza: è un problema di senso.
Chiudo con una domanda, che è insieme un possibile punto di partenza:
Nell’ultima settimana, c’è stato un momento in cui hai sentito che quello che stavi facendo era davvero tuo, espressione di chi sei, e non solo coerente con quello che ci si aspetta da te?
Se la risposta è sì, non trattarla come un episodio isolato: c’è qualcosa, lì, che merita attenzione.
Se la risposta è no, o fatica a prendere forma, forse è un segnale da accogliere, e questa domanda merita uno spazio di esplorazione e scoperta: uno spazio di pensiero, diverso da quello che il fare quotidiano lascia disponibile.
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Sono Chiara Sivieri, Counselor Filosofica e Advisor. Lavoro con manager e professionisti in questi momenti, per creare uno spazio in cui tornare a pensare con profondità e libertà, in cui ritrovare il filo di senso che il ritmo quotidiano tende a coprire.
Se ti riconosci in quello che hai letto, scrivimi. Ne parliamo insieme.
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Benessere al lavoro: filosofia pratica per recuperare autenticità e senso
Benessere al lavoro: una questione di autenticità e senso (…e di filosofia!)
Benché si parli tanto di benessere al lavoro, i dati ci dicono che non sempre le iniziative delle aziende ottengono i risultati sperati. Perché?
Forse perché spesso il benessere viene affrontato con approcci transattivi o riduzionisti, che lo sganciano dalle dinamiche più profonde dell’organizzazione e dal senso stesso del lavoro.
Nel mio ultimo articolo, pubblicato in due parti da ISFiPP – SSCF (Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria – Scuola Superiore di Counseling Filosofico) esploro come un approccio filosofico possa fornire strumenti concreti – attraverso pratiche filosofiche, dialogo critico, formazione e costruzione di significati condivisi – per aiutare le aziende a ricucire il legame con i propri dipendenti e a riportare il ben-essere su un piano di autenticità e senso.Qui di seguito trovate i link alle due parti dell’articolo, buona lettura!
Benessere al lavoro (parte 1): Filosofia Pratica per recuperare autenticità e senso
In questa prima parte vediamo perché il benessere lavorativo non può essere affrontato con soluzioni rapide e standardizzate e quali sono i rischi di ridurre il problema a una sola dimensione, ignorando la complessità delle dinamiche organizzative.Benessere al lavoro (parte 2): Perché la psicologia non basta
In questa seconda parte approfondisco perché ridurre tutto alla psicologia individuale è un errore strategico. Serve un approccio più ampio, più autentico, più umano. La filosofia può offrire strumenti concreti per questo. E no, non è una teoria astratta. È un metodo potente per ripensare il lavoro, le relazioni e il senso stesso dell’agire professionale, giocando un ruolo importante per il ‘benessere al lavoro’.Per approfondimenti e se siete interessati ad applicare nella vostra azienda un approccio al benessere che recuperi senso ed autenticità, contattatemi all’indirizzo hello@abacorn.it o sul mio profilo LinkedIn.
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Vita e lavoro: come fiorire in un mondo che cambia | XV Convegno ISFiPP-SSCF | Dr.ssa Chiara Sivieri
“Vita e lavoro: come fiorire in un mondo che cambia”. Intervento della Dr.ssa Chiara Sivieri, Counselor Filosofico e Docente di Filosofia nelle Organizzazioni, al XV Convegno ISFiPP-SSCF. Qualche tempo fa ho avuto il piacere di presentare alcune mie riflessioni sulla relazione tra lavoro e fioritura personale al XV Convegno ISFiPP – SSCF (Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria).
🌸 “Vita e lavoro: come fiorire in un mondo che cambia”: una proposta interpretativa filosofica di alcuni dei fenomeni che hanno attraversato il mondo del lavoro negli ultimi anni. Creata, metodologicamente, bilanciando un attento mix di suggestioni poetico-filosfiche (qui di M. Zambrano), valorizzazione dell’esperienza esistenziale e sano pragmatismo business. Un percorso teoretico che si sviluppa seguendo la metafora botanica della fioritura ed articolato in tre momenti chiave.
Perché di Filosofia, Counseling Filosofico e pratiche riflessive in azienda c’è sempre più bisogno. Non si parla sempre più spesso forse di “mettere le persone al centro”?
Di seguito un breve abstract pubblicato dall’ISFiPP-SSCF su LinkedIn:Il lavoro non è soltanto una necessità materiale, ma un elemento essenziale della vita umana che, se vissuto in modo autentico, può favorire la fioritura personale.
ISFiPP SSCF – Post LinkedIn
La Dr.ssa Chiara Sivieri, docente di Filosofia nelle Aziende e nelle Organizzazioni del Master in Counseling Filosofico ISFiPP – SSCF, sottolinea come il lavoro debba essere interpretato in chiave filosofica, andando oltre le dimensioni meramente transazionali per abbracciare una prospettiva che valorizzi la dimensione interiore e relazionale dell’individuo.
In questo senso, il counseling filosofico e le pratiche filosofiche si rivelano strumenti potenti per aiutare le persone a riconsiderare il rapporto con il proprio lavoro.
Questo approccio non solo migliora il benessere individuale, ma può anche influire positivamente sulle dinamiche organizzative, favorendo la coesione e l’innovazione. Un elemento centrale di questo processo è la costruzione di una identità aziendale che rifletta valori autentici ed una filosofia aziendale in grado di ispirare e coinvolgere i dipendenti.Sul sito dell’ISFiPP-SSCF (Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria) trovate l’articolo con una sintesi di alcuni dei messaggi che ho condiviso al convegno, nonché il link al mio intero intervento: Vita e lavoro: Counseling Filosofico, come fiorire in un mondo che cambia
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Formazione e fioritura personale: filosofia e Counseling Filosofico per una paidéia contemporanea

Diplomati in Counseling Filosofico ISFiPP-SSCF, Dicembre 2024 Lo scorso sabato, 7 Dicembre 2024, si è tenuta a Torino la discussione delle tesi degli allievi del Master Triennale in Counseling Filosofico ISFiPP-SSCF, presso il quale sono docente del corso Filosofia nelle aziende e nelle organizzazioni.
Mi colpisce sempre molto osservare il cambiamento e l’evoluzione degli allievi nel corso del triennio formativo, veder fiorire la loro consapevolezza, vederli dare forma al loro progetto esistenziale in maniera sentita ed autentica.
Come parte del corpo docente sono ormai diversi anni che ho il privilegio di poter osservare il medesimo e sempre diverso cammino compiuto da ciascuno. Esserne testimone ed accompagnarli in una parte così significativamente densa del loro viaggio è una delle gioie più grandi dell’esperienza di docenza.
Riflettendo sabato sulla via del rientro verso casa, mi hanno accompagnato due consapevolezze ed un sentire, ulteriormente corroborati dalla giornata appena trascorsa:
- questo percorso formativo triennale è in primis un cammino personale, trasformativo. Un’esperienza che ho fatto io stessa in prima persona, anni fa, come allieva, ed il cui ricordo si è inscritto in me con grande vividezza e chiarezza. Un percorso che si dispiega e si rivela allo sguardo come una vera e propria paidéia. E non è proprio questo il senso profondo della formazione?
- La ricchezza e varietà dei progetti di tesi presentati, tutti così profondamente diversi l’uno dall’altro, è stato un potente emblema della irriducibile diversità ed unicità di ciascuno di noi. Le implicazioni sul piano formativo sono molteplici e richiedono un approccio epistemologico che ne tenga consapevolmente conto.
Infine, mi ha accompagnato un sentimento di pervasiva gratitudine.
La strabordante gioia, condivisa, del sentirsi pienamente nel proprio cammino – nel proprio progetto esistenziale autentico – e del contribuire con il proprio lavoro a creare le condizioni per la fioritura altrui.
Riecheggiando le parole dell’intervento conclusivo del Prof. Lodovico Berra, fondatore e direttore dell’ISFiPP-SSCF, che mi risuonano e condivido: accompagnare gli allievi in questo percorso è per me come persona e come docente, a sua volta ed ogni volta, un percorso formativo, di crescita, trasformativo. Lifewide Learning. Per dirla anche con Jung:
L’incontro di due persone (personalità) è come il contatto tra due sostanze chimiche; se c’è una qualche reazione, entrambi ne vengono trasformati.
Carl Gustav JungA tutti gli allievi, i miei più cari auguri per la prosecuzione del vostro progetto esistenziale!
Che ciascuno possa continuare a coltivarlo, prendersene cura, fiorire.

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D&I IN FINANCE | PARTECIPAZIONE EVENTO ABI 2024
Lo scorso 06 Marzo sono intervenuta con grande piacere alla Tavola Rotonda “Valorizzare le differenze: le diversità sono ricchezza” nell’evento D&I In Finance 2024, appuntamento dedicato alla diversità, inclusione e accessibilità nel settore Finance.
L’importante evento, organizzato da ABI e Banca Forte e giunto alla sua seconda edizione, si è tenuto a Milano nella splendida cornice della Fondazione Cariplo.
D&I in Finance è l’appuntamento promosso da ABI e organizzato da ABIEventi nato per consolidare gli interventi svolti dall’industria bancaria e da altre realtà imprenditoriali a favore della valorizzazione delle politiche di Diversità e Inclusione nella finanza.
L’appuntamento […] offre a banche, assicurazioni, istituzioni e altre imprese momenti di approfondimento sulla correlazione tra la cultura della diversità e dell’accessibilità e le leve strategiche e di business.Sei le tavole rotonde dell’evento D&I in Finance nelle quali banche, assicurazioni, istituzioni, imprese non finanziarie ed enti del terzo settore hanno fatto il punto sulle iniziative e riflettuto sul cambiamento culturale in corso sui temi di inclusione e diversità. Un momento di confronto unico su esperienze e buone pratiche che dimostrano come un approccio inclusivo al business è oggi una leva strategica che trasforma la cultura aziendale e amplia le opportunità di mercato.
Estratto dalla Homepage dell’evento: https://diversity.abieventi.it/Tanti i temi che hanno scandito le due giornate di lavori e di tavole rotonde:
- Diversità e Inclusione: elementi essenziali per lo sviluppo;
- Fare rete per il cambiamento;
- Valorizzare le differenze: le diversità sono ricchezza;
- Accessibilità e leadership inclusiva;
- Le parole per dirlo: comunicare le diversità come valore;
- Il rapporto con i territori per creare una rete inclusiva e valoriale.

Il mio intervento durante la Tavola Rotonda Durante il mio intervento ho approfondito cosa vuol dire valorizzare le differenze, perché è importante farlo e come le aziende possono lavorare per rendere la diversità un motore di innovazione. Il tutto reso pregnante e pragmatico dalla grande esperienza di lavoro fatto in questi anni con le aziende della community Caring Company di Lifeed, nel mio ruolo di Responsabile Customer Advisory e Training.
Mi sono soffermata sull’importanza di un approccio radicale che consenta di andare oltre il concetto di diversità, per vedere e valorizzare la molteplicità ed unicità di ciascuno. Tra gli elementi essenziali toccati, l’importanza di lavorare sull’autoconsapevolezza, valorizzare le esperienze di vita, scoprire i talenti ed il potenziale nascosti ed attivarli attraverso pratiche riflessive.

Un momento della tavola rotonda Per ulteriori approfondimenti:
Articolo di Taranto Buonasera sulla tavola rotonda “Giovani e Territorio: la valorizzazione di un binomio vincente”
Articolo di Osservatorio Economia Circolare: “D&I in Finance 2024, esplorando il futuro della sostenibilità sociale nel settore finanziario”
Profilo Relatrice Evento ABI: Chiara Sivieri Chiara Sivieri è Head of Customer Success & Training. Lavora per quindici anni come Responsabile per le relazioni e il Business in grandi multinazionali all’avanguardia nel campo delle risorse umane, dell’innovazione, dell’Advisory come Gartner, IBM e LinkedIn, dove si occupa anche di tematiche di DEI e benessere mentale. Filosofa della scienza e Counselor Filosofico, il suo approccio coniuga umanesimo e profonda conoscenza delle dinamiche organizzative. Ama lavorare per facilitare persone e organizzazioni verso il fiorire del proprio potenziale ed è convinta che, oggi più che mai, sia fondamentale valorizzare talenti e risorse delle persone adottando paradigmi Caring che rispettino e favoriscano unicità e potenzialità.
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“Stereotipi di genere? Giù la maschera!” | Webinar | Formazione

Come Head of Customer Success & Training in Lifeed, mi sono occupata dell’ideazione e progettazione di un calendario di appuntamenti formativi, tenuti tramite piattaforma digitale, che tengo ogni mese per la Community Caring Company di aziende clienti.
Per l’appuntamento di Febbraio ho deciso di cogliere l’occasione della coincidenza di date tra la Giornata Internazionale delle donne e ragazze nella scienza ed il Carnevale (entrambi celebrati l’11 Febbraio), per smascherare gli stereotipi di genere.
Nel webinar “Stereotipi di genere? Giù la maschera!” abbiamo parlato di bias, euristiche, stereotipi: abbiamo approfondito in particolare gli stereotipi di genere, osservato come permeino fortemente il nostro quotidiano e preso consapevolezza della loro diffusione e del loro impatto spesso inconsapevole.
Abbiamo quindi compiuto insieme alcuni passi per riconoscerli ed esplicitarli, riflettendo sulle possibilità di intervento e azione di tutte le persone, sulla responsabilità individuale e collettiva.
Un lavoro di formazione e cambiamento culturale dei contesti organizzativi ad alto impatto, che sono felice ed orgogliosa di portare avanti con Lifeed.

Nell’immagine il post della pagina LinkedIn di IGT, una delle aziende che hanno partecipato all’evento formativo. 




